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I 10 giochi più visivamente rivoluzionari del 2009

May 4, 2010

10. Bayonetta

Devo ammettere che di solito non apprezzo troppo i giochi dove si impersona una fanciulla strafiga e vestita di pelle, con delle pistole nei tacchi degli stivali. Lo trovo irrispettoso nei confronti degli stivali, articolo indispensabile e che adoro al punto da averne una discreta collezione, e un pelo mascilista. Ma per Bayonetta ho dovuto fare un’eccezione. In effetti è la versione femminile di Dante di Devil May Cry (almeno per quel che riguarda la strafottenza e la truzzeria) e la storia che c’è dietro è veramente inconsistente… ma il gioco è visivamente unico grazie a degli scenari suggestivi, un eccellente uso della luce e soprattutto dei nemici giganteschi, che paiono usciti dall’incubo di un eretico sotto tortura. Non il mio genere, ma senza dubbio meritevole. Soprattutto se vi piacciono i culi un po’ forti e non vi danno fastidio le proporzioni sballate della protagonista (con la sua testa microscopica!)

9. Fat princess

Nella radiosa terra della coccolosità, una dolcissima principessina è catturata da un malvagio re e rinchiusa in un castello, sorvegliato da un agguerrito esercito. Questa storia l’avete già sentita? Forse, ma Fat Princess ve la racconta in una maniera completamente nuova. Le principesse di questo gioco possono anche essere tenerose, ma sono tutto tranne che piccine: sono delle regali palle di lardo, imbottite di nastrini e torte giganti, e lo scopo del gioco è tenerle belle pingui mentre le portate in salvo. Tra l’altro dovrete fare attenzioni, perché l’esercito avversario può sembrare a sua volta coccoloso, ma è pronto a far scorrere il sangue… e nel senso letterale del termine. Violenza e succo di pomodoro a spruzzi si sposano con la carineria del mondo delle fiabe in maniera simile a quella degli Happy Tree Friends: il risultato riesce davvero a stupire.
(NOTA: qui volevo inserire un altro gioco, Fairytale Fights, che mi sembrava visivamente molto più incisivo di questo… ma ho letto delle recensioni davvero terribili e preferito optare per qualcosa di fatto meglio, anche se meno impressionante)

8. Brutal Legend

La grafica di questo gioco è strepitosa, ma forse non del tutto rivoluzionaria. Ma merita davvero, per la sua incredibile capacità di mostrare una visione completa e coerente di quello che è il complesso mondo dell’heavy metal. Tutto nell’aspetto visivo di questo gioco, dal design dei personaggi agli scenari è pura estetica metallara, fatta di borchie, scheletri (primo fra tutti Eddie, quello dei Metallica), guerrieri fantasy di Frank Frazetta e autentiche icone metal come i KISS, i Motorhead, Ozzy e molti altri. E ancora: suore demoniache, bestie di metallo fiammeggiante, scenari fantasy e gigantesche asce: tutto in questo gioco è permeato dallo stile heavy metal. Se lo conoscete già forse, da puristi, lo troverete un po’ superficiale, ma vi divertirete comunque un mondo a riconoscere tutti i rimandi e le citazioni presenti. Se siete, come me, del tutto nuovi: bhe no c’è modo più spassoso di impratichirsi con il genere.

7. Axel & Pixel

Se riuscite a sorpassare il forte ostacolo visivo di quel tremendo logo giallo e rosso, questo gioco è visivamente una vera chicca, con i suoi ambienti distorti, dettagliatissimi e sognanti. Axel & Pixel è un’avventura grafica punta e clicca, che metterà a dura prova il vostro pensiero laterale, così come la sua grafica stuzzicherà la vostra immaginazione. Sviluppato con un budget ridotto da una piccola società indipendente Cecoslovacca, questo gioco è un bell’esempio di cosa si può fare con delle buone idee, una copia di photoshop e uno stile mai visto nei videogiochi.

6. Half minute hero

A dire il vero la grafica di questo gioco non è nuova per nulla. Al contrario, è vecchia di quasi 20 anni. Ha le sue radici nei giochi anni ’80 e usa lo stesso stile a 16 bit per parodiare un genere intero, quello dei giochi di ruolo fantasy. Half Minute hero porta la grafica “retro” a un nuovo livello: qui si tratta di vera e propria pixel art animata. E sembra anche buttar là un interrogativo per tutta l’agguerrita comunità di video giocatori: siamo proprio sicuri che continuare a fare a gara per creare una prossima generazione di consoles super potenti e super definite sia quello che serve per fare dei giochi divertenti?
L’unica cosa disgustosa del gioco è la terribile copertina internazionale, fatta con delle banali illustrazioni anime, invece della fantastica grafica a 16 bit.

5. Street fighter IV

Per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di giocare a Street Fighter II negli anni ’90: bhe, il gioco è lo stesso. Ed è proprio questa la cosa originale: ignorare completamente lo stile iper realistico solitamente usato nei giochi di combattimento moderni per rimanere fedele a sè stesso e anzi, riscoprire le proprie origini. Grazie a dei modelli 3D renderizzati in maniera da sembrare disegnati a mano, in inchiostro, e colorati come dei moderni fumetti, e a degli sfondi ugualmente spettacolari: il risultato finale è fantastico e sembra proprio avere lo stesso feeling del vecchio Street Fighter 2… ma parecchio pompato.

4. Borderlands

il 2009 deve essere l’anno che ha finalmente reso la grafica cell-shading una cosa per i grandi. Non solo uno stile per giochi carucci in stile anime, come il bellissimo Tales of Vesperia, ma qualcosa per creare un gioco come Borderlands. Il 3D non fotorealistico di questo gioco gli da uno stile grunge, sporco, pieno di sabbia, e lo rende veramente inspirato: il pianeta Pandora, dove è ambientato Borderlands, è una sorta di far-west del futuro, con cacciatori di taglie e alieni, vecchie case arrugginite e motociclette volanti (tipo il Tatooine di Guerre Stellari). Um affascinate mix di elementi diversissimi che riescono a coesistere grazie a uno stile splendido e veramente originale.

3. Beatles rock Band

Questo gioco inizia come il tipico videogame in cui devi suonare una chitarra: tu ti dai da fare di fronte ad un pubblico, più o meno in delirio a seconda di quante note riesci a beccare. Tutto qui. Un gioco davvero ben fatto, visivamente caratterizzato, ma non straordinariamente originale. Ma quello che succede dopo è legato a doppio filo con la storia della musica: dopo diversi grossi successi, i Beatles si chiudono in studio per registrare alcuni degli album migliori della loro carriera (e della storia della musica rock), come Yellow Submarine, Sgt. Pepper, Abbey Road. E qui il gioco impazzisce, e ci si trova a suonare non davanti al pubblico in delirio, ma immersi in mondi psichedelici, colorati e sognanti, fatti da animali pelosi e fuochi d’artificio e fiori strani e pazzeschi ed elefanti blu. E diventa tutto così fantastico e originale che si fa fatica a tenere gli occhi su quel che si deve suonare.
Per inciso, il video dell’intro vale da solo il prezzo del gioco ed è probabilmente una delle cose più incredibili dell’animazione del 2009.

2. Muramasa: the Demon sword

Forse non è la grafica in sè ad essere rivoluzionaria in questo gioco. Anche se nessuno, nemmeno la più disinteressata delle nonnette, più guardarlo e rimanere fredda davanti a tanta bellezza. Muramasa è qualcosa di incantevole, completamente permeato dall’arte, dalla cultura e dalla mitologia giapponese. Mentre viaggi in questo splendente mondo in 2D, ti puoi trovare a combattere orde di ninja nel mezzo di un acquarello Ukiyo-e, o a duellare con un demone marino su una barchetta, sotto la famosa Onda di Hokusai. Quindi se siete tra quelli che trovano questa grafica un po’ retrò e che forse non ne apprezzano la bassa definizione, pensate al modo in cui ogni elemento del gioco si mischia ad un’arte e ad una mitologia del tutto aliene per noi Occidentali. Perché è in questa unica e sfolgorante capacità di dar vita e modernità a una cultura visiva tanto antica che Muramasa fa davvero una rivoluzione.

1. Mad World

Pensate al “Sin City” dei videogame, ma senza le ragazze fighe. Non per i deboli di cuore, e nemmeno per i minori di 18 anni, Mad World è un gioco che celebra la violenza, il sangue e l’uccidere in maniera disordinata. Eppure anche chi ha criticato il gameplay decisamente sanguinario non ha potuto negare che si trattasse di uno dei giochi più visivamente originali del decennio. In Mad World ogni cosa è bianco e nero, tranne il sangue. E ne vedrete davvero parecchio sullo schermo. Ambientato in una metropoli devastata, convertita in un’arena per gladiatori dall’esplodere di un misterioso virus che decima la popolazione, questo gioco ha un eroe che è grosso, ricoperto di pelle e borchie, e non proprio timido, e un sacco di nemici che sono meno di carne da macello, messi li per essere ridotti in polpette. Tutto qui. Un gioco di sconvolgente semplicità, proprio come la sua grafica.

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